Per fortuna le utopie si ripetono. ‘The Small Utopia. Ars Multiplicata’ alla Fondazione Prada

Oltre seicento lavori eseguiti tra il 1900 e il 1975 documentano nella mostra curata da Germano Celant alla Fondazione Prada di Ca’ Corner della Regina l’evoluzione dell’idea di multiplo dell’opera d’arte, cioè della sua riproduzione in più esemplari.

“The Small Utopia. Ars Multiplicata” rappresenta una rara occasione di vedere riunite insieme opere che hanno segnato il ventesimo secolo: dai giocattoli di Balla e Depero alle valigie di Duchamp; le ceramiche di Malevich, le facce di gelatina di Oldenburg, le slitte e gli abiti di feltro di Beuys, le piramidi di Liechtenstein, e altre ancora di Albers, Warhol, Kienholz, per fare alcuni nomi.

Il concetto di multiplo come mezzo per diffondere una nuova visione estetica e culturale tra un pubblico più vasto rispetto a quello dei cultori d’arte nasce tra le avanguardie storiche; in particolare il Costruttivismo e il Suprematismo, de Stijl e Bauhaus riconoscono nell’industria la possibilità di produrre in modo seriale oggetti belli e funzionali che migliorino la vita di tutte le classi sociali.

Sulla manualità prevale ora l’idea; non è importante chi realizza l’opera, che anzi si preferisce essere prodotta industrialmente per togliere qualsiasi pretesa autoriale, ma la sua ideazione e la sua funzione.

L’utopia della democraticizzazione dell’arte, dove l’oggetto viene liberato dalla sua unicità, percorre anche i movimenti artistici del dopoguerra, pur con accenti diversi, dal Noveau Realisme a Fluxus, alla Pop Art, e coinvolge anche media diversi: dal cinema alla musica, dalla radio alle performance, all’editoria.

Negli anni Settanta però molte piccole utopie vengono gradualmente assorbite dai mercati: le edizioni limitate e firmate, le esposizioni nelle gallerie e nei musei, l’importanza del nome del designer e dell’artista restituiscono agli oggetti proprio quel valore commerciale che i movimenti artistici avevano inizialmente voluto rinnegare.

Nonostante il sogno di migliorare il mondo attraverso un’arte accessibile a tutti non si sia realizzato, la riflessione sui multipli e la produzione seriale ha cambiato la percezione dell’arte contemporanea.

Tuttavia le utopie non sembrano morire; oggi si potrebbe vedere un’aspirazione parallela nelle tante possiblità di open source basate sul common creative; da wikipedia al progetto arduino la rete rappresenta un’inestimabile risorsa per la circolazione di idee e la diffusione di conoscenze.

La Fondazione Prada con The Small Utopia. Ars Multiplicata offre uno sguardo d’insieme su uno dei temi più coinvolgenti dell’arte del ventesimo secolo, e ricorda che se alcune utopie si spengono, altre prendono il loro posto.

Fondazione Prada
Ca’ Corner della Regina
Calle de Ca’ Corner
Santa Croce 2215
30135 Venezia

6 luglio – 25 novembre 2012
Orario: 10 – 18 tutti i giorni; martedi chiuso
Biglietti: 10 euro, esclusi minori di 18 anni e maggiori di 65 anni.

Fondazione Prada, The Small Utopia, Duchamp

Un pensiero su “Per fortuna le utopie si ripetono. ‘The Small Utopia. Ars Multiplicata’ alla Fondazione Prada

  1. Insieme ad altri artisti presenti all’inaugurazione, abbiamo commentato il fatto che questa mostra potrebbe rendere giustizia a quella che, nella chiacchiera comune, viene intesa come un’opera d’arte minore. A differenza dell’originale, dell’opera unica che potrà passare dalla galleria ai musei, il multiplo passa per un prodotto di minor valore. Ma quando un artista pensa ad un’opera, se la pensa come multiplo, non è detto che le assegni da subito un minor valore artistico, estetico, culturale.
    E’ un’opera in tutto e per tutto, con caratteristiche adatte a rimanere sè stessa nella sua (a volte anche controllata) riproducibilità. Personalmente con le “Criptopoesie” – due libri cancellati in tutte le loro pagine tranne alcune parole che, per ogni pagina, compongono una poesia – ho appena prodotto un multiplo: ho eseguito due originali, ciascuno ora in collezione privata, mentre un editore ha stampato 200 copie dei due libri, che si possono acquistare in libreria. Considero ognuna di quelle 200 copie un originale. Il valore che assegno all’operazione è che quell’opera può arrivare, ed è arrivata e sta arrivando, a chiunque frequenti le librerie dove è in distribuzione. Senza passare per le gallerie d’arte, quell’opera potrà raggiungere anche coloro che, per i più svariati motivi, non hanno mai avuto occasione di incontrare di persona l’arte contemporanea (l’arte visiva, l’arte concettuale, la poesia visiva etc etc etc).
    Rispetto alla mostra di cui al blog, considero le piramidi di Lichtenstein – nel loro insieme ed ogni singola – un’opera di valore assoluto: potete giudicarla secondo questo parametro: è riconoscibile il suo autore ad un miglio di distanza ed in uno sguardo che dura una frazione di secondo.

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